Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 21 novembre 2012

Top5: le cantanti più sopravvalutate

In questa Top5 voglio parlare delle cantanti professioniste più sopravvalutate dal punto di vista vocale. Attenzione, ho scritto sopravvalutate, non scarse. Se dovessi elencare le cantanti più scarse che io conosca dovrei mettere Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso, Emma Marrone e altri orrori simili. Invece questa Top5 conterrà cantanti terribilmente sopravvalutate rispetto alle loro reali capacità. Bene, iniziamo...

5. Adele
Adele contro gli insegnanti di canto preparati.
Canta in modo insalubre, tant'è che si è provocata un'emorragia da sforzo alle corde vocali. Non è difficile prevedere che si riempirà di noduli arricchendo foniatri e logoterapeuti. Per lo meno è molto espressiva e sa interpretare le canzoni, questo sì. 




4. Amy Lee (Evanescence)
Aveva un bellissimo timbro e un'ottima espressività. Aveva, appunto. Poi, cantando in modo scorrettissimo, si è rovinata la voce. Ora è piena di noduli, afona e poco intonata. E pensare che ai "Revolver Golden Gods Award" ha vinto il premio "Best Vocalist".
Per lo meno, quando non urla come una pescivendola riesce a essere decente.


3. Floor Jansen (After Forever, ReVamp, Nightwish)
Agli esordi era molto nasale e urlava a laringe alta, risultando inascoltabile. Poi, dopo lo scioglimento degli After Forever, ha iniziato a urlare in modo ancora più sgraziato, ingolandosi, scatarrando, graffiando a caso e tentando goffamente di growlare. Sorvoliamo, poi, su quando canta arie d'Opera col suo lirico intubatissimo! Come se non bastasse, per quasi tutta la sua carriera non è stata in grado di controllare la propria potenza vocale, cantando sempre in forte e fortissimo e risultando quindi monotona. E questo è anche il motivo per cui non è così versatile come molti credono. Piuttosto, andate ad ascoltare Asphodel! Tutto ciò, però, non cambia un fatto: Floor ha un talento enorme. Anzi, è forse la cantante più talentuosa al mondo. Se avesse una buona tecnica, farebbe mangiare la polvere a tutte! Ma purtroppo è solo un'ipotesi. Nella realtà, ha studiato con insegnanti incompetenti, si è presa dei vizi e si è convinta di essere una cantante "underground". Solo per un breve periodo è riuscita a mettere parzialmente a frutto il proprio talento, ma per il resto della sua carriera ha fatto disastri su disastri. E il bello è che adesso, convinta di essere una "cantante underground", canta male apposta! Inizio a temere possa essere autolesionista.
La classe e l'eleganza.
Nel canto la tecnica sta alla base di tutto, in primis per motivi di salute (cantando in modo scorretto ci si fa male e ci si rovina la voce). Poi non voler migliorare studiando seriamente è segno di poco rispetto sia verso se stessi che verso i propri fan! Ed è inutile impuntarsi sulla scusa dell'interpretazione e dell'espressività: la tecnica, se ben sfruttata, aiuta a essere più espressivi e a interpretare meglio le canzoni. Tant'è che Floor non ha chissà che capacità interpretative: è naturalmente brava nel rendere la rabbia e la disperazione, ma con le altre emozioni se la cava male. Inoltre la sua scarsa abilità nel colorare la voce e il suo scarso controllo della potenza la rendono molto meno espressiva di varie sue colleghe.

2. Christina Aguilera
Non è sangue mestruale.
Urlando le sono scoppiate le ovaie!
Stesso discorso di Floor: enorme talento sprecato. Christina e Floor hanno pure difetti simili. Christina è ingolata e intubata, alza la laringe sugli acuti, stritola la voce stringendo la gola e assumendo una posizione scorretta della cavità orale. I suoi acuti sono urla di dolore, sembra quasi che qualcuno le pesti gli alluci mentre canta.
Poi non ha neppure chissà che capacità interpretative ed espressive, ma solo un pessimo gusto vocale. Insomma, fa schifo! Ed è un peccato, dato che di base ha un gran talento vocale. Sforzando così tanto la gola si sta pure rovinando la voce. Che spreco!

1. Tarja Turunen (ex Nightwish, solista)
Ecco, lei è la cantante più sopravvalutata al mondo. Molti suoi fan la definiscono "un grande soprano", altri addirittura il migliore al mondo. Il problema è che Tarja non solo non è un grande soprano, ma non è neppure un soprano decente. Tarja è proprio scarsissima, sia nel canto lirico che in quello moderno/leggero!
Hello tu ol mai fens ol araund de uorld!
Dis is Tamarrja Terrunen, de best soprrrAno from Finland!
Aim lissening mai niù sssong!
Partiamo dal presupposto che Tarja è una cantante classica, non lirica. Ha l'impostazione corale, che è quella basata su una voce falsata e intubata, mentre invece i cantanti lirici hanno un'altra impostazione dovuta a una maggiore e diversa risonanza della voce, che comporta maggiore controllo, maggiore volume, e soprattutto una vocalità più intensa (un cantante lirico ha una voce quasi fastidiosa anche cantando in pianissimo, un cantante classico come Tarja il pianissimo sa farlo solo in moderno/leggero). Tarja è sempre stata pesantemente intubata e con un'impostazione talmente appesantita da essere scambiata per un soprano drammatico (in realtà è un soprano lirico). Da "Century Child" in poi ha iniziato a schiarire (notare la differenza tra schiarire e alleggerire l'impostazione: la seconda va bene, la prima è quasi sempre un errore perché molto difficile da gestire correttamente; Tarja non ci riesce).
Tarja ha un vibrato scorrettissimo e oscillante, segno di un uso errato del diaframma (corretto appoggio/sostegno = corretta pressione dell'aria sulle corde = vibrato corretto). Lei cerca di riprodurre il vibrato, ma ciò dà un effetto sgradevole, innaturale ed esagerato. Per fortuna non canta in gola come Floor, ma schiarisce tutte le vocali laddove prima le scuriva intubandosi.
Riguardo all'intonazione, l'impostazione scorretta ha sempre impedito a Tarja di essere perfettamente intonata. Fortunatamente per lei esiste l'autotune live.
Infine, va notato che Tarja è una statua di ghiaccio con le corde vocali: non sa interpretare nulla e ha l'espressività di un carciofo in coma. Che senso ha cantare se non si riesce a esprimere nulla? Il canto è una forma di comunicazione, santo cielo!
La sua pessima pronuncia inglese è solo la ciliegina sulla torta.
Se cercate cantanti liriche decenti nel metal, vi consiglio di guardare a Sandra Laureano, Laura Macrì, Annlouice Loegdlund e Lori Lewis: loro sono le uniche quattro che potrebbero cantare all'Opera senza provocare lanci di pomodori. Anche Dianne van Giersbergen è portata per la lirica, ma ha ancora molto da studiare. 


Se questa fosse stata una Top6, avrei inserito anche Céline Dion: è brava, ma meno di ciò che pensa la gente. Molti la reputano praticamente perfetta, ma in realtà tende a cantare troppo nasale. Ciò non vuol dire che non sia brava, semplicemente lo è un po' meno rispetto a ciò che molti credono.
Altre due cantanti sopravvalutate sono Laura Pausini e Lana del Rey: cantano in modo scorretto e insalubre, accettatelo!

P.S. il piano soggettivo (gusti personali) e quello oggettivo (tecnica) sono distinti e separati. Ad esempio, nelle canzoni disperate o rabbiose, Floor Jansen mi piace. Rientrano nei miei gusti anche Anette Olzon e Cristina Scabbia, che però tecnicamente sono impreparate e amatoriali.
P.P.S. le immagini sono chiaramente ironiche, non intendo offendere nessuno, semplicemente ho voluto rendere più leggero questo post. Evitate le scene madri da fan(atici), please!

venerdì 9 novembre 2012

Recensione: "Il Raccoglitore di Anime" di Alan Campbell

Scar Night
  • Titolo: Il Raccoglitore di Anime 
  • Autore: Alan Campbell 
  • Genere: Fantasy
  • Sottogeneri: Dark fantasy, Steamfantasy, New Weird 
  • Casa editrice: Editrice Nord, TEA (versione economica) 
  • Pagine: 494 
  • Anno: UK 2006 – ITA 2007 
  • Formato: Cartaceo 
Trama:
In mezzo alle Sabbiemorte sorge Deepgate, un'immensa città sospesa su un profondo abisso grazie a un sistema di catene, cavi e reti. I suoi abitanti credono che nelle tenebre sottostanti viva il dio Ulcis, sconfitto ed esiliato dalla madre Ayen, dea della luce e protettrice degli Heshette, la popolazione nomade nemica di Deepgate. È per questo che i morti della città vengono gettati nell'abisso, dove Ulcis sta formando un esercito di anime per spodestare Ayen e riconquistare il paradiso per sé e per i suoi fedeli. Al centro di Deepgate si erge l'enorme complesso del Tempio, un labirinto di torri e sotterranei da dove i sacerdoti della Chiesa di Ulcis governano la città. E, in una cella alla sommità di una delle guglie, vive il giovane Dill, l'ultimo degli arconti, una stirpe di angeli guerrieri a cui Ulcis avrebbe assegnato la difesa della città e dei suoi fedeli. Ma Dill è soltanto un ragazzo di sedici anni che ha trascorso una vita da recluso e al quale non è mai stato permesso di addestrarsi. Eppure toccherà proprio a lui affrontare il più grande nemico di Deepgate, un nemico invisibile ma onnipresente nelle menti e nei cuori degli abitanti della città.
Recensione:
“Il Raccoglitore di Anime” è il primo romanzo della trilogia “Deepgate Codex” di Alan Campbell. L’autore, già famoso in ambito videoludico, ha creato un interessante fantasy dall’elegante sapore gotico. Sicuramente è un ottimo romanzo per chi vuole iniziare ad addentrarsi nel new weird in modo leggero: qui il new weird c’è, ma in percentuale nettamente minore rispetto ai due sottogeneri principali (dark fantasy e steampunk fantasy). Insomma, nulla a che vedere con VanderMeer, Swanwick o Miéville. Questo però non è necessariamente un difetto in quanto Campbell si pone come ponte tra il passato e il futuro del fantasy. In modo convincente? Scopriamolo subito! 

L’ambientazione de “Il Raccoglitore di Anime” è interessante e intrisa di un fascino gotico e decadente. Ma la città di Deepgate è destinata a durare poco. Molti hanno criticato questo aspetto asserendo che in tal modo l’ambientazione sia stata sprecata. Be’, non è così: Deepgate è sospesa su un baratro, quindi è intrinsecamente effimera e momentanea. Ed è proprio questo senso di precarietà che dona un’atmosfera speciale al romanzo, un’ansia derivata dall’essere sospesi su un abisso senza sapere quando e se si sprofonderà. Ma Deepgate è prima di tutto una città viva in cui si intrecciano le storie di vari personaggi. Non a caso l’autore ha scelto di alternare i POV di ben sette personaggi: Dill, Rachel, Devon, Carnival, Mr. Nettle, Sypes e Fogwill. 
Dill è il personaggio principale, ma è anche il più debole: per la maggior parte della storia ha la personalità di un’ameba. Il suo sentirsi perennemente inadeguato lo rende simpatico al lettore e dà un senso di tenerezza, ma è un effetto che dura solo per pochi capitoli e che alla lunga dà fastidio. Purtroppo Dill rimanere un inetto quasi fino alla fine del romanzo, solo negli ultimi capitoli la sua personalità fa un balzo in avanti. Il motivo di questa trasformazione solo apparentemente improvvisa verrà approfondito nel secondo romanzo della saga.
Rachel rappresenta l’inversione del cliché della damigella in pericolo: stavolta lei è il cavaliere e la “damigella” è Dill. Rachel ha una personalità in bilico tra forza e fragilità. Lei è una Spina, ossia un’assassina della Chiesa, ma a differenza delle altre Spine non è stata temprata. Essere temprati vuol dire subire un lavaggio del cervello che toglie ogni briciolo di umanità e trasforma in macchine fredde e senza sentimenti. Rachel vorrebbe essere temprata per non sentire più sensi di colpa nell'uccidere, per non soffrire assieme alle sue vittime, ma suo fratello Mark non glielo permette. Come conseguenza di ciò, le Spine non si fidano molto di Rachel, che non a caso viene scelta per addestrare Dill. Un compito ingrato e di basso profilo che però la porterà ad apprezzare la forza dei sentimenti e delle emozioni.
Devon è l’Avvelenatore, il capo dei chimici di Deepgate. È molto sarcastico, intelligente, ironico e scaltro. Strappa più di un sorriso grazie alle sue capacità dialettiche e umoristiche, ma il suo pensiero è negativo, misantropico e nichilista. Lui odia Deepgate perché gli ha portato via la persona amata. Per lui gli abitanti della città sono troppo attaccati alla morte, vivono solo per morire, quindi devono essere accontentati. Ma perché Deepgate ha affidato a lui la produzione del “Vino d’Angelo”, l’elemento portante della storia? Perché Devon, lo “scienziato pazzo”, è chiaramente l’unico in grado di fabbricarlo. 
Carnival è una sorta di angelo-vampiro che ha bisogno di bere sangue per sopravvivere. Durante le Notti dello Sfregio, che avvengono con la luna piena, lei uccide e dissangua vari abitanti di Deepgate. Ciò è molto grave in quanto l’anima risiede nel sangue e i corpi senz'anima non possono essere donati a Ulcis. Inoltre le anime dei dissanguati sono costrette a vagare nel Labirinto, una sorta di inferno. Ecco perché le Spine cercano in tutti i modi di contrastare Carnival; peccato però che quest’ultima sia fortissima e immortale. Ma non è un personaggio cattivo: la sua personalità è tanto sfaccettata quanto difficilmente penetrabile. Carnival sembra spietata e senza cuore, ma in realtà la rabbia e l’odio sono solo una maschera: lei è costretta a uccidere per sopravvivere, cosa che la fa soffrire molto. Ecco perché si punisce autoinfliggendosi delle ferite che, con gli anni, le hanno coperto tutto il corpo. Solo il segno lasciato da una corda sulla sua gola non è autoinflitto. Si tratta di una vecchia cicatrice, risalente a un passato in cui Carnival si chiamava Rebecca, un passato in cui è stata rifiutata dal suo stesso padre. Chi è suo padre? Lo si scopre verso la fine del romanzo.
Mr. Nettle è un personaggio tenace e ostinato, mosso dal desiderio di vendetta. Sua figlia è stata uccisa e dissanguata e lui vuole scoprire chi è stato per punirlo.
Sypes è il Presbitero, il capo della chiesa di Deepgate. Ma, da quando ha scoperto la verità su Ulcis, ha smesso di credere nella sua stessa religione.
Fogwill è il coadiutore e ha un ruolo secondario nella storia. In generale non colpisce il lettore. 

In sintesi, Alan Campbell ha messo in campo personaggi interessanti e tridimensionali, ma anche qualche personaggio insignificante e anonimo. C’è da dire, però, che è l’intero romanzo a essere altalenante. Ad esempio, lo stile di Campbell lascia perplessi: passaggi sufficientemente mostrati, trasparenti e ben descritti si alternano con passaggi raccontati, opachi e confusi. Ci sono delle parti davvero ben scritte, ma ci sono anche errori da principiante come qualche infodump e il POV che ogni tanto passa da un personaggio all'altro in modo brusco e fastidioso. Inoltre Campbell risente molto del suo background videoludico, specialmente nei combattimenti. Questi ultimi sono molto spettacolari, ma anche eccessivi e poco verosimili. In particolare il combattimento in combo durante la risalita dall'abisso è troppo da videogioco, a tal punto da risultare ridicolo.
Ad ogni modo, Campbell scrive in modo semplice e scorrevole, cosa che rende molto piacevole la lettura. Inoltre l’idea di alternare tanti POV è molto azzeccata e riesce a ravvivare la prima parte del romanzo, che è un po’ piatta e povera di avvenimenti interessanti. La seconda parte del romanzo, invece, è ricca di colpi di scena.
Per quanto riguarda la coerenza e la verisimiglianza della storia, ci sono solo due problemi da segnalare. Il primo riguarda Ulcis: in quanto dio, dovrebbe essere immortale ed enormemente potente, ma invece nel finale delude e fa una figura molto poco divina. Il secondo problema riguarda l’abisso: la discesa dura molto e rende l’idea di un baratro profondissimo e oscuro, ma la risalita dura pochissimo al confronto, cosa che mina la verosimiglianza dell’ambientazione. Infine, sempre riguardo all'abisso sono da segnalare gli angeli-zombie che lo abitano: davvero evocativi!

Concludendo, “Il Raccoglitore di Anime” è un libro altalenante, con molti pregi e molti difetti. In generale è un libro che si legge piacevolmente e che merita il titolo di “buon romanzo”, ma nulla di più. In questo caso più che in altri, molto dipende dal gusto personale del lettore: se apprezzate il genere e l’atmosfera, “Il Raccoglitore di Anime” vi piacerà molto, in caso contrario potreste rimanere delusi.

Citazioni:
Gli dèi erano un'invenzione degli uomini, che li plasmavano per scaricare su di loro il fardello delle proprie colpe. Gli uomini uccidevano perché avevano paura, e la possibilità del perdono rendeva più facile uccidere. Senza assoluzione, soffrivano.
Il tempo sconfigge tutto. Verità e menzogna diventano sinonimi. Alla fine, niente di ciò pensiamo o facciamo ha importanza.
Così è la vita: tutto è veleno. Tutto decade, si consuma, per dare vita ad altra voracità e altra decadenza.
L’autore:
Alan Campbell è nato a Falkirk, in Scozia, e ha studiato all'università di Edimburgo. Dopo aver lavorato come sviluppatore di videogiochi - è stato tra i creatori di uno dei videogame più venduti al mondo, Grand Theft Auto -, ha deciso di dedicarsi alle sue due grandi passioni: la fotografia e la scrittura.
La sua trilogia "Deepgate Codex" è composta da "Il Raccoglitore di Anime", "Il Dio delle Nebbie" e "Il Dio delle Anime". È stato pubblicato anche un prequel della saga: "Lye Street".
Campbell sta attualmente lavorando a una nuova saga: "The Gravedigger Chronicles".


(Articolo originariamente pubblicato sul quinto numero della rivista "Fralerighe - Fantastico")

mercoledì 7 novembre 2012

Profilo d'Autore: Carlton Mellick III

Vita:
Nato a Phoenix il 2 luglio 1977, Carlton Mellick III è un autore stravagante ed eccentrico, volutamente strano ed eccessivo come il suo genere. È molto prolifico e si occupa per lo più di racconti.



Nel 1999 ha fondato la Eraserhead Press, una casa editrice specializzata nel "Nuovo Assurdismo", un sottogenere del fantasy con elementi fantascientifici e horror caratterizzato da stranezze al limite del nonsense ed elementi fortemente grotteschi. In seguito il genere ha cambiato nome in "Bizarro Fiction".

Mellick III ha studiato per anni le tecniche narrative attraverso vari manuali e saggi.
Nel 2008 ha partecipato al “Clarion West Writers Workshop”, dove ha studiato con autori del calibro di Chuck Palahniuk e Cory Doctorow.


Nel 2005 un uomo canadese è stato arrestato per aver prestato "materiale indecente" a un minorenne. 
La pietra dello scandalo non era altro che “Satan Burger”, il romanzo d’esordio di Mellick III.

Stile, contenuti e strutture tipiche:
Lo stile di Mellick III è trasparente e generalmente ben mostrato, caratterizzato da una netta preferenza per l'uso della prima persona al presente. Curiosamente, però, ogni tanto inserisce elementi "opachi" e tipicamente literary fiction.
I suoi personaggi-pov hanno voci narranti calde, coinvolgenti e personali, mentre gli altri personaggi sono quasi sempre ben caratterizzati. Il ritmo delle sue opere è spesso veloce e tagliente, anche grazie al lessico semplice e all’uso di capitoli brevissimi. Inoltre Mellick sa scegliere con cura i dettagli da descrivere e le scene da mostrare: nei suoi romanzi non c'è mai neppure una riga superflua.


I racconti e i romanzi di Mellick sono quasi sempre ricchi di ironia, satira e umorismo dissacrante. In generale lui parte da idee idiote e allucinate e riesce a costruirci storie geniali e divertenti. I suoi originalissimi romanzi abbattono i tabù, ma in modo meno eccessivo rispetto agli autori di Bizarro Fiction più vicini all’Ero Guro.

Nonostante tutto ciò, Mellick non è un autore perfetto e ogni tanto pure lui compie qualche scivolone stilistico (soprattutto infodump). Inoltre le sue storie soffrono di una certa schematicità di fondo: personaggio femminile dominante e spesso impulsivo e aggressivo, personaggio razionale ma sottomesso, elementi sessuali inquietanti ed espliciti.

Ad ogni modo è uno dei pochi autori di Bizarro Fiction che riesce spesso a creare storie coerenti e sufficientemente verosimili. Molti altri autori del genere, invece, tendono a farsi prendere la mano dai nonsense trasformando tutto in scene slegate tra di loro e spesso fini a se stesse.

Opere principali:

Warrior Wolf Women of the Wasteland
In seguito all’olocausto nucleare, McDonaldland è rimasto l’ultimo baluardo della civiltà moderna. Gli abitanti sono costretti a lavorare e mangiare da McDonald’s, la Benedetta Corporazione. Ovviamente gli abitanti sono quasi tutti grassi e non possono ribellarsi al loro destino: per i disertori è previsto l’esilio oltre il muro che circonda la città, in una desolata landa infestata da lupi mannari. Questi ultimi un tempo erano donne umane. Tutte le donne sono state colpite da una strana malattia: ogni volta che hanno un orgasmo perdono un po’ delle fattezze umane e col tempo sono destinate a trasformarsi totalmente. Proprio per questo, le donne sorprese a far sesso o a masturbarsi senza l’autorizzazione del governo vengono esiliate e condannate a trasformarsi del tutto o a essere sbranate da altre lupe mannare. A Daniel Togg, il protagonista del romanzo, sono spuntate sul petto altre due braccia. Ciò è molto grave perché il destino dei mutanti è di essere cacciati dalla città e dati in pasto alle lupe mannare.

The Haunted Vagina
Steve non riesce più a fare sesso con Stacy, la sua ragazza. Il problema è sorto quando la vagina di quest’ultima ha iniziato a emettere lamenti e sussurri strani, e non caso è abitata da un fantasma. Quando dalla vagina inizieranno a uscire cose ben più strane, Steve sarà costretto a entrarci dentro personalmente. 

The Egg Man 
In un futuro prossimo, le persone nascono come insettoni ed evolvono progressivamente in esseri umani. Tutti sono proprietà di una corporazione e devono dimostrare di valere il tempo e i soldi spesi per loro. Lincoln, un Odore, è un pittore presso la Georges Corporations, e deve dimostrare di essere in grado di produrre tele creative. Ma una serie di incontri disgustosi cambieranno la sua vita.
Questo è uno dei pochissimi romanzi di Mellick III in cui il tono non è ironico, ma triste e cupo.

The Baby Jesus Butt Plug
Questo racconto è ambientato in un mondo in cui va di moda creare artificialmente dei neonati con le sembianze di personaggi famosi per metterseli nel culo durante i rapporti sessuali. Da un anno Mary insiste affinché il marito Joe le compri un Gesù Bambino. Quando finalmente lo trovano, la vecchia proprietaria li mette in guardia: se vi metterete nel culo il Gesù Bambino, Dio vi punirà! 




(Articolo originariamente pubblicato sul quinto numero della rivista "Fralerighe - Fantastico")

domenica 4 novembre 2012

Fralerighe: i racconti di Natale

Halloween è alle spalle, Natale si avvicina!
Dato che l’antologia di Halloween è stata ben accolta, abbiamo deciso di rilanciare con un’antologia di racconti per natale.
Mandateci un vostro racconto a tema natalizio, massimo 6000 caratteri spazi inclusi, all’indirizzo e-mail [email protected] Avete tempo fino al 21 dicembre!



giovedì 1 novembre 2012

Cambiare tutto per non cambiare niente

Il titolo di questo post, chiaro riferimento a "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa, ha a che fare con le elezioni regionali siciliane. Queste sono state vinte da Rosario Crocetta, candidato del PD e dell'UDC.

No, non sto festeggiando. Perché? Innanzitutto perché non è cambiato assolutamente nulla! Hanno vinto il PD e l'UDC, ma non hanno i numeri per governare (39 seggi all'assemblea regionale, ma la maggioranza minima è di 46). Crocetta ha già dichiarato che non intende fare alleanze post-elettorali, ma dovrà comunque andare a elemosinare voti di volta in volta, verosimilmente all'MPA. PD, MPA e UDC insieme, proprio come nel quarto governo Lombardo. Insomma, è cambiato tutto per non cambiare assolutamente nulla! Anzi, la situazione è peggiorata a livello nazionale, dato che ora il PD sta tornando a considerare la folle alleanza con l'UDC per le prossime elezioni politiche.

A tutto ciò va aggiunta anche l'incoerenza di Crocetta: omosessuale alleato con un partito profondamente omofobo come l'UDC. Un po' come un ebreo eletto con i voti del partito nazista. Come se non bastasse, Crocetta, che ha da sempre lottato contro la mafia, sarà costretto a dialogare con i burattini della mafia in politica. 

Io, comunque, ho votato Giovanna Marano. Voto inutile? No, per niente. Si tratta invece di un voto di testimonianza: non avrebbe avuto senso votare gli incoerenti né tanto meno chi non intende cambiare davvero strada.

A proposito di "voto di testimonianza", c'è chi lo considera affine all'astensionismo. Nulla di più sbagliato, e a tal riguardo cito Michele Serra:
La maggioranza dei siciliani non è andata a votare, ma sarà ugualmente governata. Da un governo di altri, eletto da altri. Se il proposito di chi non vota è tirare una bordata alla politica, depotenziarla, dequalificarla, il risultato è (sempre) l'esatto contrario: nei suoi nuovi confini, più ristretti, la politica può ugualmente sommare i voti che le restano dentro il cerchio magico del cento per cento. Chi è andato a votare, per quanto minoranza, pesa come una totalità. E chi non ha votato, per quanto maggioranza assoluta, pesa meno della più insignificante delle listerelle del nostro comicissimo paese (per fare solo tre nomi Popolo dei Forconi, Piazza Pulita e Sturzo Presidente). Di peggio, nel bilancio di chi non vota, si può aggiungere questo: che grazie all'astensione di massa, per vincere e per governare bastano meno voti, sempre meno voti. Lo stesso numero di voti che non erano sufficienti, pochi anni fa, per arrivare secondi o terzi, oggi bastano per vincere. Ovviamente chi non va a votare ha le sue rispettabili ragioni, e il diritto di non farlo. Ma perde il diritto di lamentarsi per quanto accadrà, e acquisisce il dovere di tacere e subire, perché ha taciuto e subito nel giorno delle elezioni.
In Sicilia l'astensione ha superato il 50%, e questo è un dato davvero molto allarmante. I partiti, di fronte a una disaffezione così grande da parte dei cittadini, dovrebbero aprire una grande riflessione. E invece preferiscono festeggiare vittorie pirriche. Ebbene sì, caro Bersani,  i voti realmente presi da Crocetta sono pochi.

È assurdo, però, che neppure il Movimento 5 Stelle  sia riuscito ad arginare l'astensione, pur ottenendo un ottimo risultato. Risultato di cui non mi stupisco affatto: è normale che, nei periodi di crisi (politica, economica, sociale, culturale), la gente smetta di usare il cervello a favore delle "viscere". E infatti Grillo è il classico populista che parla alla pancia delle persone. Non sarebbe ora di ricominciare a parlare al cervello dei cittadini? Giusto per non farlo andare in atrofia. Ci sarebbero anche tante altre cose da dire sul M5S, come ad esempio la pochissima democrazia interna (alla faccia della coerenza) e alcune dichiarazioni di Grillo a metà tra il leghismo e il neofascismo, ma non è questo il post adatto per parlarne. Per carità, i grillini (o "zitelle acide") affermano anche molte cose giuste, ma d'altra parte è un movimento così variegato al suo interno che per forza di cose deve nascere qualche buona idea. Purtroppo per loro sarà proprio l'enorme eterogeneità a farli crollare come un castello di carte.

Concludendo, le elezioni siciliane almeno un effetto positivo lo hanno avuto: hanno intonato il canto funebre del PDL. Ma questa è l'unica cosa per cui festeggiare.
Post più recenti » « Post più vecchi