Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

domenica 17 giugno 2012

Fantasy: il nuovo romanzo sociale?

(Articolo originariamente pubblicato sul terzo numero della rivista "Fralerighe")

“È un genere totalmente avulso dalla realtà”: questa è un’accusa spesso rivolta al fantasy dai suoi detrattori. Ma, fermo restando che non c’è nulla di male nel puro intrattenimento, non tutti i romanzi fantasy rientrano in questa categoria. 
La verità è che la letteratura fantastica ha un enorme potere allegorico che permette di trasmettere messaggi profondi in modo molto leggero e piacevole. Spesso chi compra un romanzo sociale lo fa solo per le tematiche trattate, e questo restringe il target solo agli interessati alle suddette. Chi compra un romanzo fantastico, invece, lo fa per ben altri motivi, che vanno dalla trama all'ambientazione. E dato che il lettore è immerso in una storia immaginaria, le tematiche arrivano in modo più indiretto e meno fastidioso. Questo a patto che l’autore si ricordi di non salire mai in cattedra e di tenere la trama al centro di tutto: le tematiche devono essere la naturale conseguenza degli eventi e dei personaggi, senza forzature e senza morali dettate dall'autore.

Ciò vale per tutta la narrativa, ma quella fantastica ha una marcia in più in quanto è apparentemente più distante dalla nostra realtà, e questo permette di rendere le tematiche meno pesanti e al contempo più generali. Ad esempio, “Il Treno degli Dei” di China Miéville tratta molte tematiche socio-politiche (razzismo, omosessualità, diritti dei lavoratori, multiculturalismo, anticapitalismo) e la sua efficacia allegorica è molto più forte rispetto a quella di un romanzo sociale. La motivazione è semplice: Miéville non parla del singolo caso, come ad esempio l’Apartheid, ma parla del concetto di razzismo applicato a un contesto del tutto nuovo in modo da trasmettere il messaggio al di là della situazione specifica. Lo stesso discorso lo si può fare con “1984” di George Orwell e con molti altri romanzi appartenenti al macro-genere fantastico. 

"La Figlia del Drago di Ferro"
parla di misantropia, nichilismo,
anticapitalismo, tecnocrazia e
paranoia.
Un altro motivo per cui la letteratura fantastica è più efficace del romanzo sociale è la maggiore stratificazione della storia e delle tematiche, che permette di accontentare sia chi cerca il puro intrattenimento che chi ha la volontà e i mezzi per andare più in profondità. Senza contare che maggiore è la stratificazione e maggiore è il potere allegorico del romanzo, in quanto è possibile inserire più tematiche e in modo più o meno evidente a seconda del “livello”. Ad esempio, il primo strato di “Queste Oscure Materie” di Philip Pullman è una storia d’intrattenimento, il secondo strato riguarda precise tematiche socio-politiche e religiose, il terzo strato è filosofico, il quarto strato è ricco di simbologie esoteriche. Ovviamente, questa è un’arma pericolosa in quanto le tematiche più nascoste possono arrivare in modo quasi subliminale.

Ad ogni modo, nel titolo di questo articolo viene citato il fantasy, non la letteratura fantastica in generale. Questo perché il fantasy non urban sembra ancora più distante dalla nostra realtà rispetto alla fantascienza, il che non solo aumenta la forza allegorica, ma rende anche più difficile la censura. “Queste Oscure Materie” attacca la Chiesa Cattolica, ma lo fa in modo meno diretto di un romanzo sociale e anche di un romanzo fantascientifico, quindi è meno censurabile.  

In generale, più un romanzo è fantastico e più è facile trattare tematiche socio-politiche e filosofiche senza diventare pesanti e senza rischiare censure. La distanza tra la nostra realtà e il fantasy è solo apparente in quanto quest’ultimo permette di unire l'utile al dilettevole, l'intrattenimento (e quindi l'immersione del lettore nella storia) alla denuncia sociale. 
A me interessa parlare di temi importanti: la vita, la morte, l'esistenza di Dio, il libero arbitrio. Il fantastico non è fine a se stesso, ma sostiene e dà corpo al realismo. Non abbiamo bisogno di liste di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, abbiamo bisogno di libri. "Non devi" è presto dimenticato, "C'era una volta" durerà per sempre.
- Philip Pullman -

domenica 10 giugno 2012

Segnalazione concorso: "HydroPunk - The Drowned Century"

Scusate per l'assenza di questi ultimi giorni, purtroppo questo sarà un mese frenetico. Si avvicinano gli esami di maturità e lo studio mi sta uccidendo!

Anyway, vi segnalo il concorso "HydroPunk - The Drowned Century" indetto da Mr. Giobblin.
Ecco i dettagli sul concorso:
  • Argomento: una Storia Alternativa (aka ucronia) con elementi retrofuturistici, ambientata tra il 1899 e il 1999, in cui l'umanità scopre l'esistenza di creature subacquee intelligenti, e numerosi cambiamenti climatici modificano l'aspetto della terraferma.
  • Genere: un mix tra fantascienza, fantasy e horror, a vostra completa discrezione.
    Potete usare qualsiasi creatura, dai draghi alle sirene, dai vampiri ai kraken, persino robot e mutanti, purché sia calata in un contesto credibile. Unica eccezione: niente alieni. Gli oceani contengono già abbastanza stranezze.
  • Lunghezza dei racconti: tra le 1000 e le 5000 parole.
  • Consegna: entro e non oltre il 1 Novembre 2012.
  • Numero di racconti per partecipante: uno. Scrivetelo bene e fatevelo bastare. Se vi siete pentiti e il racconto precedente non vi piace più, scrivetene un altro e inviatelo. Il vecchio racconto sparirà per magia e verrà sostituito da quello inedito. In soldoni: non potete gareggiare con due o più racconti contemporaneamente.
  • Numero di correzioni per partecipante: illimitate. Potete inviare nuove versioni dello stesso racconto fino all'ultimo secondo disponibile, tenendo bene a mente che ogni nuova versione elimina automaticamente quella vecchia. Non inviate più versioni con finali alternativi. Verrà considerata solo l’ultima versione inviata.
  • Editing e commenti: Mr. Giobblin non farà nessun tipo un tipo di editing sui racconti inviati. Allo stesso modo, non darà voti né valutazioni. Ogni domanda stile “Che te ne pare?” o “Ho speranze di vincere?” sarà ignorata senza pietà.
  • I racconti inviati devono essere inediti: non potete inviare lavori già pubblicati in cartaceo o su Internet. Potete pubblicare i vostri racconti (dopo averli inviati a Mr. Giobblin, si intende) sui vostri blog, siti, profili Facebook e quant'altro, se lo desiderate.
  • Dove inviare: mandate tutto a [email protected] specificando "HydroPunk" nell'oggetto. Indicare nome e cognome e/o nickname. In caso di vittoria, il premio sarà inviato all'indirizzo mail che avete usato per spedire il racconto.
  • Formato: RTF, DOC, ODT.
  • La Giuria è composta da Mr. Giobblin, dalla vincitrice del concorso Deinos Valentina Coscia e da un Giurato a Sorpresa. Il Giudizio della Giuria è insindacabile.
  • Annuncio vincitore: dipende dal numero di racconti da visionare. Il prima possibile, comunque.
  • Premi: al primo classificato sarà consegnato un Buono Amazon di 35 euro. Al secondo classificato andrà un Buono Amazon da 25 euro. Al terzo classificato, un buono da 15 e un buffetto sulla guancia.
    I migliori racconti, inclusi ovviamente i tre vincitori, verranno raccolti in un simpatico e-book. L’e-book in questione sarà gratuito, e verrà pubblicato in una data imprecisata.
  • Costo partecipazione: nessuno. HydroPunk è un concorso assolutamente gratuito e libero. Non dovete pagare né firmare questionari.
  • Per chiarimenti o domande che non sono state soddisfatte dal bando, contattate Mr. Giobblin all'indirizzo [email protected]
  • Vi piace il concorso, ma non avete voglia di scrivere un racconto? Se sapete disegnare,contattate Mr. Giobblin! Serviranno capaci illustratori per decorare alcune iniziative collegate a HydroPunk. Se invece volete supportare il concorso con qualche donazione, potete usare PayPal o acquistare articoli su Amazon tramite i link di Mr. Giobblin. I soldi extra potrebbero far spuntare altri premi.

Io non so se parteciperò. Il tema è interessantissimo, ma è il tempo libero a mancarmi.

P. S. qui potete scaricare gratuitamente l'ebook del precedente concorso indetto da Mr. Giobblin, Deinos.  

domenica 3 giugno 2012

Recensione: "Leviathan" di Scott Westerfeld

(Articolo originariamente pubblicato sul terzo numero della rivista "Fralerighe")
  • Titolo: Leviathan 
  • Autore: Scott Westerfeld
  • Illustratore: Keith Thompson
  • Genere: Fantascienza 
  • Sottogenere: Steampunk, Ucronia con influenze Dieselpunk
  • Editore italiano: Einaudi 
  • Pagine: 400 
  • Anno: USA 2009 - ITA 2010 

Trama:
“Siamo sull’orlo della Prima guerra mondiale.
Mentre il giovane Alek, principe dell’Impero austro-ungarico, è in fuga sul suo Camminatore, di là dalla Manica una ragazza, Deryn Sharp, si traveste da maschio per diventare pilota nell’aviazione britannica. Ma il suo segreto rischia continuamente di essere scoperto.
I due ragazzi appartengono ai due opposti schieramenti: lui ai Cigolanti, lei ai Darwinisti. Ma il destino vuole che le loro strade si incrocino nel modo più inatteso portandoli entrambi a bordo del Leviathan, un gigantesco animale volante, metà balena metà dirigibile, che forse li strapperà al frastuono della guerra.”

Recensione:
“Leviathan” è un romanzo illustrato, primo di una trilogia, che rivisita la Prima Guerra Mondiale in chiave steampunk/dieselpunk. In questa ucronia, la tecnologia ha fatto passi da gigante: i Cigolanti (Tedeschi, Austro-Ungarici, Ottomani) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra chiamati “camminatori” (somiglianti, tra l’altro, ai mach di certi anime giapponesi); i Darwinisti (Inghilterra, Francia, Russia), invece, hanno imparato ha manipolare il DNA creando così nuove creature viventi ibride. Fin qui, l'ambientazione embra molto interessante. E anche verosimile? Non esattamente. 
I mach dei Cigolanti sono verosimili per quanto riguarda il loro funzionamento, ma molto meno per quanto riguarda la scelta di usarli: si ribaltano facilmente e riportarli in piedi è difficilissimo, non sono intelligenti e hanno bisogno di un equipaggio per essere pilotati. Usare dei classici carri armati no, eh? I mostri darwinisti, invece, non sono proprio verosimili: com’è possibile manipolare il DNA senza mezzi tecnologici adatti come microscopi elettronici e computer? Non si sa, non viene mai spiegato all’interno del romanzo. E pensare che basterebbe introdurre la magia per risolvere il problema. E inoltre, come mai i Darwinisti non modificano dei virus per creare armi batteriologiche? E come mai non modificano il proprio DNA per rendersi immortali o per curare ogni malattia o per avere ali e branchie? Pare sia vietato, o almeno così viene semplicisticamente spiegato. Infine, bisogna notare che le creature darwiniste spesso sono inefficienti, il che è un grave problema in guerra. La faccenda avrebbe senso se i Darwinisti fossero dei fanatici con una fede quasi religiosa verso la bioingegneria, e in effetti questa è la spiegazione data. Peccato che sia falsa e ingannevole: il Leviathan usa normali motori meccanici, il che mina la credibilità della storia. Insomma, la pigrizia di Westerfeld ha creato un’ambientazione semplicistica e infantile. In compenso, però, alcune creature darwiniste sono davvero interessanti: palloni-medusa, lucertole ripetitrici, balene-dirigibili.

Per quanto riguarda lo stile, c’è poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente con una sufficiente padronanza delle tecniche narrative. Scrive in modo semplice, pulito, preciso e appassionante.
Ci sono comunque varie sviste, come scene raccontate che andrebbero mostrate, dialoghi farlocchi e qualche avverbio inutile. Insomma, è sufficiente, in alcuni passaggi anche buono o molto buono, ma mai brillante. È comunque sopra la media, cosa molto rara di questi tempi.


Il punto di vista usato è in terza persona con prevalenza di introspezione profonda, ed è sempre ben controllato e fisso sul personaggio-pov di turno. A tal proposito, i POV di Alek e Deryn si alternano con regolarità.
Deryn è determinata e rozza, e usa espressioni e locuzioni particolari che la distinguono. Purtroppo, però, non ha motivazioni forti: si è arruolata volontaria nell'aeronautica militare solo per volare? Ma è una presa in giro? Alek, invece, è un personaggio infantile e non molto intelligente. E anche i vari personaggi secondari risultano insipidi, con l’unica accezione della dottoressa Nora Barlow.

Infine, per quanto riguarda la trama, la storia è quasi priva di colpi di scena e si trascina stanca fino a un finale aperto. Ma la cosa più grave è che non ci sono battaglie degne di questo nome! Parliamo di un romanzo sulla Grande Guerra, dove sono i morti e i bombardamenti e gli eserciti in marcia? Non pervenuti. E no, il fatto che questo sia un romanzo per “young adult” non è una scusante: i ragazzi non sono bambini dell’asilo, dubito possano scandalizzarsi leggendo un romanzo di guerra.

In conclusione, “Leviathan” non è un brutto romanzo. Anzi, sicuramente è superiore a molta robaccia che intasa le librerie. Ci sono vari difetti, ma lo stile e le illustrazioni riescono a compensare e a portarlo ben oltre la sufficienza.

venerdì 1 giugno 2012

Recensione: "Il Sentiero di Legno e Sangue" di Luca Tarenzi

(Articolo originariamente pubblicato sul terzo numero della rivista "Fralerighe")
  • Titolo: Il Sentiero di Legno e Sangue 
  • Autore: Luca Tarenzi 
  • Genere: Fantasy 
  • Sottogenere: New weird, Dark fantasy 
  • Editore: Asengard 
  • Pagine: 142 
  • Anno: 2010
Trama:
“Apre gli occhi nel cuore di un’immensa conchiglia. Ha un corpo di legno articolato e ingranaggi, e il cadavere del suo costruttore giace accanto a lui. Non ha un nome, non ha memoria, ma appena nato ha già mostruosi nemici che lo braccano e una missione che non ha chiesto né desiderato: diventare umano. Attorno a lui c’è un mondo che un’antica catastrofe ha trasformato nel sogno delirante di un folle, alle sue calcagna due Incubi, la Maschera e la Bestia, e davanti a lui un sentiero costellato di mutazioni, tribù selvagge, divinità del caos e giganti marini che lo condurrà verso un destino molto più incerto di quanto i suoi creatori avessero mai potuto prevedere.”

Recensione:
“Il Sentiero di legno e Sangue” è una rivisitazione di Pinocchio in chiave dark e new weird. Fino ad ora, questo è uno dei pochi esempi di new weird italiano; e se il buongiorno si vede dal mattino, aspettiamoci una luminosa e bizzarra giornata!
L’ambientazione è piena di creature e scenari davvero strani e originali. L’atmosfera è surreale, a metà tra il sogno e l’incubo. Non a caso il romanzo è fortemente ispirato alle teorie di fisica quantistica del “paradigma olografico” e dei “campi morfici”, nonché alle varie teorie sui sogni lucidi. In questo senso, il viaggio di Pinocchio assume delle sfumature fortemente iniziatiche e simboliche, in cui i nemici non sono Tizio e Caio, ma la Bestia, la Maschera e il Corifeo. Archetipi, per l’appunto.
Lo spessore intellettuale e filosofico de “Il Sentiero di Legno e Sangue” è incredibile, specie considerando le appena 142 pagine di lunghezza. L’unica pecca è rappresentata dal Tarlo Parlante, che spesso dà vita a dialoghi farlocchi e infodump fastidiosi. Vero è che lui è l’archetipo del Mentore, ma la cosa risulta comunque molto forzata. In questi casi, la brevità del romanzo non aiuta.

Per quanto riguarda il protagonista nonché narratore in prima persona, risulta ben costruito e decisamente autonomo rispetto al Pinocchio di Collodi. Ciò nonostante, non è affatto un personaggio memorabile, si dimentica facilmente. Ma poco male: è evidente che Pinocchio è solo un pretesto, nulla di più. 
Non pensate però che questo sia un romanzo tutto fumo e niente arrosto: la trama c’è ed è consistente e ben strutturata, con pure qualche colpo di scena. Il lettore, nonostante i lunghi e noiosi monologhi del Tarlo Parlante, rimane sempre attento e interessato. Questo anche grazie a uno stile scorrevole, leggero ed elegante. Tarenzi è davvero bravo nello scegliere e gestire il lessico, tanto da evocare immagini mozzafiato. Purtroppo, però, ci sono molte sviste stilistiche che rovinano il quadro generale dell’opera. Editare un po' no, eh?

In conclusione, “Il Sentiero di Legno e Sangue” è un romanzo originale e interessante, pieno di creature e scenari che farebbero invidia ai pilastri del new weird. Lo spessore dei contenuti rappresenta un altro punto a favore. Ma questo è un diamante grezzo con fin troppe imperfezioni per ambire al titolo di capolavoro. Il titolo di bel romanzo, però, se lo aggiudica sicuramente.